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Lazio
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La provincia di Viterbo ha una superficie di 3.612 kmq, con 60 comuni ed un totale di 293.798 abitanti.
Il paesaggio, con le colline caratterizzate dal coltivazioni di viti e ulivi, discende dai monti Cimini, Volsini e Sabatini, fino alla costa Maremmana.
L'origine vulcanica della provincia di Viterbo è rivelata, oltre che dalla morfologia del Lago di Bolsena e Lago di Vico, anche da sorgenti d'acqua sulfurea termale.
Pietre di tufo, di colore rossiccio, e di peperino, formano un piacevole contrasto che caratterizza tutto il paesaggio fino alle mura e agli edifici di quasi tutti i centri abitati, compresa Viterbo capoluogo di provincia.
Il paesaggio attuale costituisce quindi il risultato di un periodo di attività vulcanica che ha interessato quest'area del Lazio nelle ere passate.
Un'altra suggestiva caratteristica della Provincia di Viterbo è costituita, come si è già affermato, dai suoi due laghi, tra i più grandi di tutta la catena Appenninica: Lago di Bolsena e Lago di Vico. Entrambi si trovano all'interno di due enormi crateri vulcanici.
Suggestivi i borghi che si affacciano sul lago di Bolsena: Marta, Bolsena e Montefiascone e Capodimonte.
Per quanto riguarda il Lago di Vico particolarmente interessante è la cittadina di Ronciglione. Rimane da sottolineare comunque che l'intera area ha un alto valore naturalistico e per questo motivo è stata protetta come Riserva Naturale.
La rete idrografica è particolarmente ricca:
il Fiora, che nasce in Toscana, in provincia di Siena e sfocia nel Tirreno presso Montalto di Castro. Il suo corso è molto interessante anche dal punto di vista archeologico; il Marta, che ha origine nel lago di Bolsena e sfocia nel mar Tirreno presso Tarquinia; il Mignone che nasce presso Vejano e sfocia nel Tirreno presso Civitavecchia.
Tra i corsi d'acqua che percorrono il territorio della Tuscia non va trascurato il Tevere, che per lunghi periodi ha costituito il vecchio confine tra l'Etruria e il territorio italico.
Origini della città
Tracce di antichi insediamenti testimoniano la presenza di Italioti sull'area dove poi è sorta Viterbo: esempi di tale occupazione sono dati, per il periodo neolitico ed eneolitico, dalle tombe del Rinaldone (l'attuale Bagnaccio) e nei dintorni di Ferento.
Nel luogo dove oggi sorgono il Duomo ed il Palazzo Papale esisteva, già nel periodo etrusco, un centro fortificato (castrum) che acquistò maggiore importanza dopo l'occupazione romana dalla metà del III sec. con l'apertura della strada consolare Cassia.
Per il periodo etrusco, ad eccezione di un pezzo di muro costruito con grossi blocchi di pietra squadrata, identificato come fondamenta di un ponte che permetteva l'accesso al castrum, conosciuto col nome di Necrolite di Brocchi, e di qualche tomba isolata nel territorio circostante, non vi è esistenza di un vero e proprio vicus.
Dell'esistenza di una tetrapoli etrusca, racchiusa nella parola F.A.U.L., che ha dato origine alla città di Viterbo così come volevano credere i cronisti quattrocenteschi, non vi è traccia. L'ipotesi che quattro quartieri, Fano, Arbano, Vetulonia, Longola, disposti a croce fossero stati il primo nucleo abitativo della città è stata confutata dagli storici locali, che videro in essa un criptogramma dal doppio senso: l'acronimo fissava le presenze di quattro centri etruschi, Ferento, Axia, Urcla e Lucerna (o Muserna), periferici alla zona abitata nel raggio di sei miglia, avamposti insuperabili oltre i quali non era permesso risiedere, secondo la Legge Sacra. Inoltre lo stesso acronimo indica la sintesi abbreviata di Fano (FA) e di Voltumna (VL) per indicare le quattro vie disposte a croce, come nello scudo insito nello stemma di Viterbo, che portavano al Bosco Sacro, punto d'incontro delle stirpi etrusche.
In epoca romana il castrum, presumendo l'esistenza di un tempio dedicato ad Ercole, prese il nome di Castrum Herculis, toponimo che rimase fino all'inizio del periodo Medievale, del cui culto vi sono testimonianze sul territorio.
Le prime notizie sulla città risalgono comunque alla metà del VIII sec. ed attestano l'esistenza del castrum Biterbi come confine meridionale della Tuscia Longobarda.
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